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Codice articolo 432057
Sesso Unisex
Genere Musicale Death Metal
Esclusiva EMP No
Media - Formato 1-3 CD
Tema Band
Band Nile
Tipologia prodotto CD
Data di pubblicazione 20/07/2007
L'album dei Nile intitolato "Ithyphallic". Grazie anche ad una geniale produzione i potenti mostri del Death Metal erompono dalle casse e fanno di "Ithyphallic" una sfida che ti prende alla gola.
CD 1
1. What can be safely written 2. As He Creates So He Destroys 3. Ithyphallic 4. Papyrus containing the spell to preserve its possessor against attacks from he who is in the water 5. Eat of the dead 6. Laying fire upon apep 7. The essential salts 8. The infinity of stone 9. The language of the shadows 10. Even the gods must die
Serpent

da Serpent (19.07.2007) L’attesa spasmodica per il nuovo albo dei death-gods Nile è finalmente terminata! "Ithyphallic" è il monolite con cui l’audience estrema si confronterà nei prossimi mesi, scandagliando ogni particolare di un tomo ricco d’intenti e soprattutto teso a volorizzare un riffing d’impatto, ma al contempo pregno di una musicalità sconosciuta alla maggior parte dei gruppi estremi odierni. Karl Sanders ed il suo alter ego Dallas Toler-Wade, forti di un nuovo deal con la major metal teutonica Nuclear Blast, desiderano oltrepassare ancora una volta il confine di un genere ultra-conservatore e lo fanno con la perizia di sempre, arricchita questa volta da una produzione (finalmente) perfetta. Violenza ragionata, un assalto incredibile ma al contempo piacevole nella sua ricchezza compositiva subliminata in melodie arcane striscianti, rievocanti in ogni accordo la storica terra egiziana, da sempre patrocinio della cultura e delle visioni di Karl Sanders. Un colpo al cuore per ogni appassionato e soprattutto una ventata d’aria fresca nei confronti di un movimento di nicchia, per il quale il tempo non è stato galantuomo. Tanta grazia comunque non ci svia da un appunto non marginale, ovvero una certa continuità con il precedente (e riuscito) "Annhilation of the wiched", minando in parte la ricerca sonora verso sonorità "esterne", ottimizzando di fatto l’assalto death tout court. Ad ogni mondo è palese quanto il livello e la classe ormai raggiunti dai nostri siano di assoluti e le dissonanze in fase solista ed il batterismo mai domo del fenomeno greco George Kollias, mettano sempre e comunque tutti d’accordo, lasciando correre anche gli appunti del critico di turno. In conclusione un ritorno importante, degno del blasone e forte di un songwriting eccelso, con il solo limite di non introdurre soluzioni alternative a quanto già si conosceva.

Andrea Del Prete

da Andrea Del Prete (21.01.2008) L’attesa spasmodica per il nuovo albo dei death-gods Nile è finalmente terminata! "Ithyphallic" è il monolite con cui l’audience estrema si confronterà nei prossimi mesi, scandagliando ogni particolare di un tomo ricco d’intenti e soprattutto teso a volorizzare un riffing d’impatto, ma al contempo pregno di una musicalità sconosciuta alla maggior parte dei gruppi estremi odierni. Karl Sanders ed il suo alter ego Dallas Toler-Wade, forti di un nuovo deal con la major metal teutonica Nuclear Blast, desiderano oltrepassare ancora una volta il confine di un genere ultra-conservatore e lo fanno con la perizia di sempre, arricchita questa volta da una produzione (finalmente) perfetta. Violenza ragionata, un assalto incredibile ma al contempo piacevole nella sua ricchezza compositiva subliminata in melodie arcane striscianti, rievocanti in ogni accordo la storica terra egiziana, da sempre patrocinio della cultura e delle visioni di Karl Sanders. Un colpo al cuore per ogni appassionato e soprattutto una ventata d’aria fresca nei confronti di un movimento di nicchia, per il quale il tempo non è stato galantuomo. Tanta grazia comunque non ci svia da un appunto non marginale, ovvero una certa continuità con il precedente (e riuscito) "Annhilation of the wiched", minando in parte la ricerca sonora verso sonorità "esterne", ottimizzando di fatto l’assalto death tout court. Ad ogni mondo è palese quanto il livello e la classe ormai raggiunti dai nostri siano di assoluti e le dissonanze in fase solista ed il batterismo mai domo del fenomeno greco George Kollias, mettano sempre e comunque tutti d’accordo, lasciando correre anche gli appunti del critico di turno. In conclusione un ritorno importante, degno del blasone e forte di un songwriting eccelso, con il solo limite di non introdurre soluzioni alternative a quanto già si conosceva.