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Codice articolo p553610
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Codice articolo 433188
Sesso Unisex
Genere Musicale Stoner Rock
Esclusiva EMP No
Media - Formato 1-3 CD
Tema Band
Band Down
Tipologia prodotto CD
Data di pubblicazione 21/09/2007
Terzo album della band
CD 1
1. Three suns and one star 2. The path 3. N.o.d. 4. I scream 5. On march the saints 6. Never try 7. Mourn 8. Beneath the tides 9. His majesty the desert 10. Pillamyd 11. In the thrall of it all 12. Nothing in return (walk away)
Starbuck

da Starbuck (07.10.2007) I Down sono a più di un decennio dal primo vagito discografico, una delle poche formazioni ‘metalliche’ degne di un’adorazione viscerale tale da rendere ogni loro ricomparsa un piccolo evento. Oltretutto il terzo capitolo della saga giunge a noi dopo due tragedie immani che hanno colpito la band, una dal punto di vista musicale (la morte di Dimebag Darrell, indimenticabile axeman dei Pantera) e l’altra dal punto di vista personale (l’uragano Katrina, veicolo di morte e distruzione nella natia New Orleans). Due ‘macigni’ enormi che potevano mettere la parola fine ad un act unico ed inimitabile ma legato agli umori di un artista come Philip Anselmo, totalmente incontenibile dal punto di vista caratteriale. La dipartita improvvisa di Darrell ha segnato in modo indelebile Phil (visti anche gli ultimi rapporti a dir poco burrascosi tra i due leaders, sfocianti nella fine dei Pantera stessi), al punto da farlo sprofondare in una depressione tale da allontanarlo dal music bitz per qualche anno. La perseveranza, ad ogni modo, è una caratteristica di pochi artisti e Pepper Keenan ne rispecchia in pieno tale qualità. Ha atteso che maturassero i tempi per il recupero completo di Anselmo, per rimettere insieme il progetto. Il risultato di suddetti sentimenti traspare in modo evidente tra i solchi di un platter inattaccabile, quale si dimostra ‘Over The Under’. Persa l’attitudine selvaggia degli esordi, la macchina Down dedica completamente le proprie movenze pachidermiche verso un metal-blues d’alta scuola, echeggiante certe soluzioni care allo stoner/doom più ispirato. Già il precedente albo non aveva esitato a raccogliere frutti prelibati in tal senso, ma è in questo terzo e definivo capitolo che si sublima l’anima perduta di Philip, grazie ad una prestazione vocale sofferta, esponente in pieno i sentimenti di disillusione e sconforto patiti nell’ultimo periodo. Caratteristica fortemente voluta dal singer a livello di songwriting, prepotentemente nelle sue mani. Vere perle metal-blues come ‘The Path’ e ‘Mourn’ (per citarne due), attanagliano l’ascoltatore alla gola non lasciando la presa per tutta la loro durata. E che dire del binomio formato dalla breve e soffice ‘His Majesty The Desert’ che si ingloba alla successiva rocciosa e doomeggiante ‘Pillamid’ che si apre sconvolgendo il mondo metallico con l’urlo disperato di un Phil mai così emozionante e vero, sorretto dal perfetto batterismo di Jimmy Bower? Una musica alienante ma al contempo richiamante la realtà quotidiana in modo crudo e viscerale. Un ‘araba fenice’ che rinasce dalle proprie ceneri e noi con lei. Superbo.

Andrea Del Prete

da Andrea Del Prete (21.01.2008) I Down sono a più di un decennio dal primo vagito discografico, una delle poche formazioni ‘metalliche’ degne di un’adorazione viscerale tale da rendere ogni loro ricomparsa un piccolo evento. Oltretutto il terzo capitolo della saga giunge a noi dopo due tragedie immani che hanno colpito la band, una dal punto di vista musicale (la morte di Dimebag Darrell, indimenticabile axeman dei Pantera) e l’altra dal punto di vista personale (l’uragano Katrina, veicolo di morte e distruzione nella natia New Orleans). Due ‘macigni’ enormi che potevano mettere la parola fine ad un act unico ed inimitabile ma legato agli umori di un artista come Philip Anselmo, totalmente incontenibile dal punto di vista caratteriale. La dipartita improvvisa di Darrell ha segnato in modo indelebile Phil (visti anche gli ultimi rapporti a dir poco burrascosi tra i due leaders, sfocianti nella fine dei Pantera stessi), al punto da farlo sprofondare in una depressione tale da allontanarlo dal music bitz per qualche anno. La perseveranza, ad ogni modo, è una caratteristica di pochi artisti e Pepper Keenan ne rispecchia in pieno tale qualità. Ha atteso che maturassero i tempi per il recupero completo di Anselmo, per rimettere insieme il progetto. Il risultato di suddetti sentimenti traspare in modo evidente tra i solchi di un platter inattaccabile, quale si dimostra ‘Over The Under’. Persa l’attitudine selvaggia degli esordi, la macchina Down dedica completamente le proprie movenze pachidermiche verso un metal-blues d’alta scuola, echeggiante certe soluzioni care allo stoner/doom più ispirato. Già il precedente albo non aveva esitato a raccogliere frutti prelibati in tal senso, ma è in questo terzo e definivo capitolo che si sublima l’anima perduta di Philip, grazie ad una prestazione vocale sofferta, esponente in pieno i sentimenti di disillusione e sconforto patiti nell’ultimo periodo. Caratteristica fortemente voluta dal singer a livello di songwriting, prepotentemente nelle sue mani. Vere perle metal-blues come ‘The Path’ e ‘Mourn’ (per citarne due), attanagliano l’ascoltatore alla gola non lasciando la presa per tutta la loro durata. E che dire del binomio formato dalla breve e soffice ‘His Majesty The Desert’ che si ingloba alla successiva rocciosa e doomeggiante ‘Pillamid’ che si apre sconvolgendo il mondo metallico con l’urlo disperato di un Phil mai così emozionante e vero, sorretto dal perfetto batterismo di Jimmy Bower? Una musica alienante ma al contempo richiamante la realtà quotidiana in modo crudo e viscerale. Un ‘araba fenice’ che rinasce dalle proprie ceneri e noi con lei. Superbo.

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